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Fausto Borrani (Brescia 1925 – 2014)

Fausto Borrani 1991, “da Trenta fontane di Brescia negli acquerelli di Fausto Borrani”
Carta, matite, pennelli e colori erano il mezzo di lavoro quotidiano in quella casa di via Nino Bixio. all’angolo di via delle Battaglie, dove sono nato.

Papà era progettista di case, mamma spesso aiutava a colorare le planimetrie e lo zio era pittore di valore. Avevo forse cinque anni quando, una sera d’autunno, andai con la mamma a prendere papà all’ufficio. Era occupato con l’ingegnere. Mentre la mamma si in-tratteneva con la signora, io curioso di vedere dove lavorasse papà, entrai nello studio: una grande stanza con tanti tavoli da disegno e su di questi, curvi, stavano lavoranti.

Il tavolo di papà era il primo e il più grande, quello da capo ufficio, e nessuno mi vide arrampicarmi e sedere con grande gioia sullo sgabello. Appeso allo stipite della finestra, un calendario raffigurante un arlecchino danzante attirò la mia attenzione. Carta e matite colorate erano sul tavolo e provai a copiarlo. Solo a lavoro quasi ultimato un impiegato si accorse di me, Non ricordo la riuscita di quel disegno, ma ancora vivi nella memoria sono la meraviglia di quel giovanotto che chiamò tutti gli altri ed il principale, per le felicitazioni ed i complimenti.

Le Mille Miglia erano un avvenimento molto importante per Brescia. Quei bolidi rombanti, i fanali che sfuggivano lungo le strade buie, l’odore dell’olio di ricino bruciato, alimentavano le fantasie dei bambini.

A scuola, sul diario, disegnai il percorso delle Mille Miglia con l’Alfa Romeo n. 106 di Borzacchini vincitore. La maestra Ferri ne fu tanto meravigliata che quel disegno fece il giro di tutta la scuola, direzione compresa.

In terza elementare la maestra ci parlò della città e ci invitò a portare in classe documenti e cartoline di Brescia. Chiesi aiuto al papà che tra l’altro mi parlò dello strano primato di Brescia, città con il più alto numero di fontane in Italia. Mi suggerì di disegnarne alcune a penna ed inchiostri colorati: finirono nel museo della scuola.

L’entusiasmo di papà Angelo per tutte le cose grandi e piccole della città mi portò a guardare Brescia con occhio attento e ad ammirare sì le piazze, le chiese. i chiostri, a studiarne le diverse inquadrature ed angolazioni, ad osservarle con le luci calde delle sere d’estate e fredde e nebbiose delle mattine d’inverno, ma anche ad apprezzarne gli angoli più segreti e sconosciuti, o l’interno degli androni delle case patrizie ed i loro giardini.

E proprio in quei luoghi, gelosamente nascoste, ho scoperto tante fontane piccole, grandi, monumentali, artistiche, ricche di storia, di modesta fattura, ma sempre piene di fascino. Tra statue, delfini, mascheroni, quasi occultate nel verde dell’edera o coperte di muschio, l’’acqua zampillava ancora.

E fu durante la guerra che pensai di disegnare con la penna in bianco e nero a china le fontane di Brescia. Ne avevo già realizzate una buona serie quando capitai nella casa di una contessa. Molti quadri erano appesi alle pareti, dipinti dell’800 tra i quali alcuni dell’Inganni: il discorso scivolò anche su miei disegni. Mi invitò a mostrarglieli. Le piacquero, e le mie fontane vennero appese nell’atrio dell’ingresso.

Cenni critici

Giannetto Valzelli

Cartocci delle terre in primo piano, a far da natur5a morta, e sul fondo La Loggia o il Broletto con quel cielo di Lombardia manzonianamente inteso così bello. Mai come a Brescia la lezione pittorica resta connaturata alla realtà nelle sue varie espressioni, attinge al costume di vita al contesto sociale, alle radici si palesa specchio dell’indole. Fausto Borrani – una matita e un foglio per giocare – nato a due passi dal Carmine brulicante, all’ombra di San Giacomo (l’archivio notarile) nella Brescia medioevale. Nel disbrigo per cantoni sui fiumi casalinghi alle tintorie e botteghe dell’artigianato arcaico, suo tranquillo pane trae a sbizzarrire le tenere fantasie, illustrando per la Scuola libri di favole e di scienza. Bresciano di tre cotte, per le scale quotidiane egli tiene il suo estro al guinzaglio. Poi accade anche che gli tolga a capriccio la museruola e lo lasci libero di scorrazzare, lui dietro a inseguirlo nell’usta trifola che vicoli e tresande sprigionano. Così, sulla carta sono maturati a sorpresa questi acquerelli che hanno, oltre tutto, una loro grana corposa, vivida e spessa, non spanta né bevuta dall’avidità dei pori, d’una fusione felicemente controllata, in una vena d’affetto popolare, secondo un gusto e un sentimento che attingono al piglio del cantastorie e all’anelito dell’aedo. Brescia è rivisitata come uno spettacolo da vivere nella memoria, nell’inesorabilità del momento che fugge rapinando altre gioie, altri frutti, altri spazi. Faustino, l’autore accentra l’elegia dell’infanzia perduta, sui colori della sua città bambina fa scoppiare una girandola che ha la bellezza di una dichiarazione d’amore.

 

Celestino Villanova

Borrani attraverso un disegno preciso ed un’architettura curata, ma mai leziosa, crea i presupposti per un’opera equilibrata e piacevole; con la ricchezza del colore, con la trasparenza della materia, con l’aiuto della propria sensibilità crea infinite variazioni che emergono ciascuna per proprio conto e tutte insieme all’unisono, provocando una melodia corale di toni e mezzi-toni, di forme e di contenuto.  Schivo di natura è l’antitesi del pittore-artista, come ce lo presentano i luoghi comuni, non ha atteggiamenti folcloristici, è calmo, lavoratore, serio metodico senza pretese di alcun genere; ama le proprie opere perché sofferte e curate: non fa niente per fare, ogni opera è una gemma che può stare alla pari delle altre perché così è voluta nei minimi particolari: dalla goccia di pioggia all’immensità del  tramonto sanguigno, dalla pietra ai piedi di un rudere alla maestosità delle colonne corinzie. E così il bresciano riconosce i luoghi più segreti della propria città, si riconosce in quell’amore filiale che anima l’autore, rivede con gusto monumenti, piazze, scorci che forse ha dimenticato nel caos della vita moderna

 

Luciano Spiazzi

Fausto Borrani : iI suo mondo è quello della vecchia Brescia: angolo a dimensione umana, testimonianza di antica sapienza di vivere. I tre volumi “Colori bresciani”, “Colori veronesi” e “Il Garda” costituiscono uno dei momenti più significativi dell’opera di Fausto Borrani nel senso che il discorso figurativo si sviluppa in sequenze coerenti nell’approfondimento di un tema in cui è privilegiato l’ambiente in dimensione umana più di quello monumentale. In queste opere di sommesso lirismo si specchia l’artista riflessivo e schivo, uomo del nostro tempo, ma legato a valori che sembrano dissolversi ogni giorno di più. Quasi in isolamento ha continuato a lavorare, come ha sempre fatto, soprattutto per sé, alla ricerca di quel tesoro prezioso che si chiama poesia.

 

Alberto Zaina

E’ nato e vissuto gran parte della sua vita nel cuore storico di Brescia. Fin da giovanissimo si è dedicato all’istruzione didattica e scientifica in quel vero laboratorio nell’illustrazione che è stata l’Editrice La Scuola. Ha lunga dedizione all’acquarello, mezzo quasi esclusivo del suo fare artistico che si è esplicato soprattutto dedicandosi a precisi “oggetti visivi”: alle nature morte, in particolare ai fiori, e ai paesaggi, ma soprattutto, all’illustrazione della “vecchia Brescia”. Borrani coglie impressionisticamente il paesaggio, con preferenze per i toni caldi dell’autunno o per le trasparenze translucide dei giorni di pioggia o per i brividi freddi dell’inverno, i vapori delle bianche foschie padane e i brividi gentili delle brinate e il biancore della neve dove la precisa minuzia con cui ogni particolare, che ci fan seguire le nevicate fiocco per fiocco e che quando si è depositata e il cielo assume trasparenze cristalline, invece di apparire leziosa, sa guardare alla sostanza degli attimi di una silente poesia

 

Domenico Fruner 1991 “Trenta fontane di Brescia negli acquerelli di Fausto Borrani.

Acque colorate con cento e più varianti di verdi, grigi e azzurri (per le acque delle fontane) e di bianchi-Botticino, bianchi di Carrara, bianchi rosati, bianchi-grigi (per le pietre delle fontane). Fontane di pratiche virtù per il servizio pubblico e fontane monumenti, gentilizie, popolari; interne alle corti o esibite al centro delle piazze. L’occhio affettuoso e scrutatore, la mano lieve e sicura, la dolcezza e la precisione del segno sono in Fausto Borrani l’incontro tra acuta sensibilità e governo della tecnica. Per leggere i suoi fogli acquarellati non c’è bisogno di interpreti tale è l’evidenza del lavoro, la ricchezza grafica e coloristica che di tavola in tavola, da sole provvedono ad alimentare l’emozione della scoperta di luci, ombre, di preziosità nei dettagli e anche di presenze vive, trattenute fuori dalla carta come occhi riguardanti da dietro una persiana. In queste nuove tavole c’è la sinopia a matita, incompiuta di colore per accrescere la leggerezza della tavola, per non chiudere lo spazio di descrizione. Così la quinta di case dietro il soggetto sfuma nei tratti indeboliti della matita, così i piani rappresentati si arricchiscono di altri inviti alla scoperta, tracce lasciate (fortunatamente) al nostro personale percorso. Piacerà anche a Fausto offrire, senza ingombri interpretativi, questa pittura fresca per la lievità dell’aria e delle cose che solo l’acquarello sa esprimere, vera per l’immediatezza del colloquio artista-colore-carta: il foglio assorbe e sigilla il dono del pennello nel momento stesso di riceverlo, senza possibili ripensamenti. L’ammirazione per l’artista segue o precede la gratitudine all’uomo che ci restituisce una quota di città amica, bella, sognante?

 

Gino Beltramini

…Fausto Borrani nella fedeltà dell’immagine si è valso dei toni cromatici per riproporre le sintonie dei temi e la multiforme anima della città “Poesia e colore, luce e meraviglia, realtà più miracolosa del sogno e sogno più umano della realtà sono i caratteri ed i fascini immortali di Verona”

Opere

Pubblicazioni

Bibliografia
“Bottega d’arte” Brescia 13-27 aprile 1946
“La Provincia di Brescia”, 15 aprile 1946
E.Z., F. Borrani, “Il Cittadino”, 27 aprile 1946
E. PASINI, Nel mondo dell’arte, “La Provincia di Brescia”, 19 gennaio 1948
G.VALZELLI, “Colori bresciani” Ed del Rosone, Brescia 1972
R. BRESCIANI, Preziosa cartella, “Giornale di Brescia” 17 dicembre 1972
R. BRESCIANI Processo alla tipografia “Giornale di Brescia “ 21 dicembre 1972
“Colori bresciani” Brescia notte” 28 dicembre 1972
Albergo Beretta Gardone V.T. 22 – 27 gennaio 1973
“I colori di Brescia” “La voce del popolo” 28 gennaio 1973
G: BELTRAMINI, “Colori veronesi”, Grafo edizioni , Brescia 1973
Galleria Cangrande” Verona 23 febbraio 8 marzo 1973
G. BELTRAMINI, “Colori del Garda”, Grafo edizioni, Brescia 1974
G.FACC., Acquarelli veronesi, “L’Arena”, 6 giugno 1974
Concorso Bonomelli “Giornale di Brescia” 30 maggio 1975
“Arte nel quartiere” Cavallerizza “Giornale di Brescia”
II° Premio nazionale Piazza Loggia “Galleria Bistro’ giugno 1975
1° Premio nazionale d’arte – Villa Carcina 18 – 25 giugno 1975
“Premio Moretto” Supp.l al n. 16 di “Comunità” a. XX, 16 settembre 1975
A. MAZZA “ Premio Moretto” “Giornale di Brescia” settembre 1975
L. SPIAZZI Fiera di S. Bartolomeo – Carpenedolo “Bresciaoggi” 27 agosto 1975
A. MAZZA Fiera di S. Bartolomeo – Carpenedolo “Giornale di Brescia 28 agosto 1975
L. SPIAZZI Premio Moretto “Bresciaoggi”
Galleria d’arte Bistro’ gennaio 1975
Premio Moretto 1976 11 – 19 settembre 1976
C. VILLANOVA, “Galleria Bistro”, Brescia 11 – 27 dicembre 1976
L. SPIAZZI, Arte in città” “Bresciaoggi”, 11 – 27 dicembre 1976
“Bresciaarte” n. 5 2° sem. 1976
“Arte bresciana oggi” Sardini ed. Bornato
“Galleria 3 archi Ospitaletto” Bresciaoggi “ 18 dicembre 1976
dat Giornata di Case S. POLO “ Giornale di Brescia” maggio 1977
A. MAZZA Comunità montana di Valle Trompia “Giornale di Brescia” 20 settembre 1977
Giornata di Case S. POLO “ Giornale di Brescia” maggio 1977
Concorso Moretto Giornale di Brescia” 21 settembre 1977
“Guardiamo gli insetti” La Scuola Editrice – Giornale di Brescia
Gli artisti della quadra di S. Faustino “Giornale di Brescia”
Premio nazionale Rossi – Azzano Mella gennaio
A. ZAINA “A’ Rebours” 5 – 20 maggio 2010
F LORENZI “A’ Rebous”” Giornale di Brescia” 19 maggio 2010
G. GUL. “A’ Rebours” “Bresciaoggi” maggio 2010
“A’ Rebours” “La voce del popolo” 14 maggio 2010

Esposizioni

Le Mostre
“Bottega d’arte” Brescia 13-27 aprile 1946
Albergo Beretta Gardone V.T. 22 – 27 gennaio 1973
Nuovo Auditorium Palazzolo s/Oglio 18 febbraio 1973
Galleria Cangrande” Verona 23 febbraio 8 marzo 1973
Azienda autonoma di soggiorno – Salò 24 marzo – 1° aprile 1973
Premio Bonomelli maggio 1975
1° Premio nazionale d’arte – Villa Carcina 18 – 25 giugno 1975
Galleria d’arte Bistro’ gennaio 1975
Giornata di Case S. POLO “ Giornale di Brescia” maggio 1977
1° mostra internazionale dell’acquerello Genova 1977
“Antica abbazzia benedettina Rodengo Saiano 8 -15 maggio 1977
Concorso Moretto 21 settembre 1977
1° Premio nazionale Rossi – Azzano Mella gennaio
Libreria Queriniana novembre 1982
Sala S.Filippo e Giacomo – Brescia A’ ”Rebours” 5 – 20 maggio 2010

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